11 ottobre 2017 • Recensione

RECENSIONE – Thimbleweed Park (Nintendo Switch)

Adventure Games are saved!

Come un po’ ogni forma di intrattenimento, anche il videogioco ha generi ora più ora meno di nicchia. Partendo dai popolarissimi sparatutto ed e-sports, si passa poi agli action, ai platform, ai simulatori di camminata, fino ad arrivare a quei titoli, poco conosciuti ma presenti, che si concentrano sul raccontare una storia prima di qualunque altra cosa. No, non sto parlando di visual novel, per quelle c’è un altro articolo. L’argomento di oggi sono le avventure grafiche, anzi, una in particolare. Stiamo parlando di Thimbleweed Park, ultima fatica, dopo diversi anni di inattività, di Ron Gilbert e Gary Winnick, famosi per aver firmato quelli che molti considerano i capolavori della ormai defunta LucasArts. Ricordiamo ad esempio Maniac Mansion e i primi Monkey Island, che chiunque stia leggendo questo articolo avrà giocato e amato senz’altro… vero?

Questa è in realtà una domanda importante. È bene metterlo in chiaro fin da subito: Thimbleweed Park è un progetto nato prima di tutto come tributo, e insieme rinascita delle avventure grafiche tradizionali sopra menzionate. Si tratta di un gioco pieno di citazioni e riferimenti, in cui la quarta parete si infrange così tante volte da portare il giocatore a chiedersi, fin troppo spesso, se non si tratti quasi di un commentario sul genere stesso.
Ciò non significa necessariamente, tuttavia, che chiunque si affacci per la prima volta a questo tipo di prodotto non possa apprezzarlo. Vediamo insieme perché.

Thimbleweed Park racconta la storia delle vite (…e non solo) di cinque personaggi, tutti legati in qualche modo al piccolo paesino omonimo. Inizialmente faremo la conoscenza di due agenti federali, Ray e Reyes, la prima cinica e sicura delle sue abilità, il secondo alle prime armi, idealista e volenteroso. I due giungeranno sul luogo per indagare su un misterioso omicidio, ma si troveranno presto immersi fino al collo negli intrighi che avvolgono tutto il centro abitato. Nel corso delle loro indagini, inoltre, verranno in contatto con Ransome, il “clown dell’insulto”, dal linguaggio volgare, sempre opportunamente censurato, Delores, giovane aspirante programmatrice di avventure grafiche (che coincidenza…) e suo padre Franklin, coinvolto in circostanze… particolari. I cinque si troveranno, più o meno consapevolmente, a collaborare per risolvere il mistero che avvolge Thimbleweed Park e che li riguarda tutti da vicino.

Thimbleweed Park

La tecnica narrativa impiegata in questo titolo è decisamente particolare e diversa da quella che ci potremmo aspettare. Non si tratta infatti di una semplice avventura investigativa, volta a trovare il colpevole dell’assassinio che apre la storia. Come i numerosi trailer hanno tenuto a specificare, a Thimbleweed Park un cadavere è l’ultimo dei tuoi problemi. Pur non brillando mai terribilmente per originalità, nemmeno nel “plot-twist” finale, recentemente piuttosto abusato, per quanto sempre a suo modo d’impatto, il gioco resta sempre quasi perfettamente chiaro e curato, nonché privo di vere e proprie inconsistenze.
La narrazione non è in realtà quasi mai particolarmente seria o pesante nella sua atmosfera, molto pochi sono i segmenti che possono causare inquietudine o anche solo tensione nel giocatore. Gilbert punta chiaramente molto di più sulla comicità, gli scambi di pungenti battute tra i vari personaggi, i riferimenti, tanto soddisfacenti per chi è in grado di coglierli quanto poco invasivi per tutti gli altri, l’imprevedibilità che caratterizza ogni nuovo sviluppo ed enigma e la piacevolezza del trovarne una soluzione. Si dà chiaramente la precedenza all’esperienza da vivere più che alla trama e agli eventi in sé, che si rivela perfettamente funzionale a questo scopo, per chi riesce a guardarla dal giusto punto di vista, non ricercando intrecci complessi come invece possiamo aspettarci ad esempio da alcune visual novel mystery come le serie When They Cry, Danganronpa, o anche solo Ace Attorney, per rimanere sulle console Nintendo.

Thimbleweed Park

Ciò che rende veramente il gioco interessante e, semplicemente, bello da leggere sono inoltre le interazioni con i vari personaggi. Ognuno degli abitanti della piccola cittadina, infatti, ha una personalità ben definita, numerosi argomenti di conversazione, spesso anche diversi a seconda di chi staremo controllando in quel momento. Ransome non è visto di buon occhio da quasi nessuno, quindi spesso assisteremo a dialoghi forzati e poco piacevoli, l’esatto opposto ad esempio di Delores, amata invece da praticamente chiunque, a parte la sua stessa famiglia.
A rendere così vivi i vari personaggi contribuisce inoltre sicuramente l’attento lavoro di localizzazione compiuto dal team italiano: attraverso scelte di adattamento indubbiamente particolari, infatti, Thimbleweed Park appare chiaramente come uno stereotipato paesino americano di un po’ di anni fa. Il linguaggio slang impiegato da alcuni personaggi, come lo sceriff-erino o il coroner-a-who, pur dando loro ulteriore carattere e rendendoli più divertenti e memorabili, collide però con la scelta di tradurre quasi ogni scritta presente nel gioco, comprese le insegne dei negozi. Di fronte a un lavoro di localizzazione così puntuale e completo, infatti, sentire dello slang americano stona forse un po’, ma non è nulla che impedisca di apprezzare l’ottima qualità della traduzione.

Thimbleweed Park

All’atto pratico, però, come funziona Thimbleweed Park? A differenza di una visual novel tradizionale giapponese, le avventure grafiche hanno infatti una natura molto più interattiva, presentando del vero e proprio gameplay. Come già detto, gli autori hanno puntato dichiaratamente a recuperare in ogni aspetto i capisaldi del genere, anche e soprattutto nella modalità di gioco. Ogni personaggio avrà un proprio inventario, visibile nella parte inferiore destra dello schermo, oltre ad una serie di verbi a sinistra tra cui scegliere per interagire con gli oggetti e l’ambiente in cui si trovano. Per fare eseguire delle azioni ai nostri eroi sarà necessario comporre delle vere e proprie frasi, dal semplice “Apri la porta” ad un più elaborato “Usa la carta igienica sul cadavere” (lascio a voi il piacere di scoprirne il senso). Utilizzando questi mezzi a nostra disposizione dovremo scoprire i segreti di Thimbleweed Park… o più semplicemente, completare tutti gli incarichi presenti nelle checklist dei taccuini presenti negli inventari di ognuno dei personaggi, spesso diversi e personalizzati.
La versione per Switch, nel caso in cui si decida di giocare in modalità portatile, offre tre schemi di controllo differenti, legati o alle levette analogiche + tasti, ai soli tasti o al touch screen. Se il tedio iniziale di riselezionare ogni volta il verbo corretto inizialmente mi ha fatto sembrare il touch screen la soluzione più adatta, nelle fasi che richiedevano più precisione ho trovato l’utilizzo dei pulsanti molto più comodo e accurato, nonché meno macchinoso di quanto mi aspettassi.

Thimbleweed Park

Nonostante il sistema a “obiettivi” possa sembrare un po’ troppo lineare, in realtà non è affatto detto che essi possano essere tutti soddisfatti nell’immediato. Molti di essi, infatti, sono legati ad altri, a volte anche di personaggi diversi da quello in questione. Anzi, un paio di obiettivi, pur comparendo all’inizio, sono anche tra gli ultimi ad essere soddisfatti. Sta al giocatore, a volte con un po’ di frustrazione, inevitabilmente, cercare di dedurre a cosa sia il momento di dedicarsi e cosa invece rimandare. Il risultato costituisce dunque un “enigma nell’enigma”, aggiungendo uno strato di complessità in più ad un titolo che richiede già un alto grado di attenzione per essere completato autonomamente.
Il livello di difficoltà, tuttavia, non è mai eccessivo, ma anzi offre una serie di aiuti indirizzati soprattutto ai neofiti del genere. Prima di tutto, al momento di iniziare una nuova partita sarà possibile scegliere tra due modalità: una “difficile”, che offre l’esperienza di gioco completa, ed una “casual”, con un numero minore di enigmi e adatta a chi vuole completare rapidamente il gioco e, soprattutto, ai giocatori meno esperti e coraggiosi. In aggiunta a questo, sarà possibile in quasi ogni momento utilizzare il cellulare dell’agente Ray o uno dei numerosi telefoni disponibili per chiamare il “sistema automatizzato HintTron 3000™” e ricevere indizi a piacimento, ben calibrati in modo da permettere ad ognuno di scegliere anche quanto lasciarsi aiutare.
In questo modo, si ridurranno davvero al minimo le situazioni in cui non si saprà più che fare, evitando anche un grosso problema comune per le avventure grafiche, ossia la necessità di dover esplorare più e più volte le stesse aree alla ricerca dell’eventuale oggetto tralasciato nelle precedenti indagini.

Nel complesso, insomma, Thimbleweed Park riesce ad essere insieme un meraviglioso tributo, fedele alla natura originale delle avventure grafiche Lucas, e un ottimo modo per avvicinarsi al genere e scoprirne le potenzialità. Che siate appassionati di vecchia data o solo curiosi, questo è probabilmente il titolo che fa per voi.

CORBEZZOLI/10

  • Trama divertente e piacevole, anche se non particolarmente elaborata o innovativa.
  • Personaggi ben caratterizzati e vivaci.
  • Gameplay stimolante e insieme accessibile a tutti.
  • Comparto tecnico ottimo e ricco di stile retro.
  • La risoluzione finale può risultare deludente sotto alcuni punti di vista.
  • Una buona parte delle battute e dei riferimenti sono difficili da cogliere per dei neofiti del genere.
Thimbleweed Park è una piccola perla da non trascurare per un viaggio nel passato di un genere spesso dimenticato. Speriamo che sia anche il primo passo verso un grande futuro.

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Autore: Luca "Lucas" Oberti

Aspirante traduttore, eterno indeciso, piccione mancato. Scrive da anni di Fire Emblem, ma Heroes non vuole ricompensarlo. Potrebbe parlare per ore di trame videoludiche.