14 settembre 2015 • Recensione

Recensione – Q.U.B.E. Director’s Cut, dottorato di ricerca in formine

E’ innegabile oramai che Nintendo stia puntando come le altre grandi aziende sul fenomeno indie. Con le distanze fra giochi first party sempre più lunghe, gli acquirenti per mantenere in vita una console casalinga dal non certo roseo futuro e una data di scadenza che per ora riporta le due sole iniziali “NX” stanno scoprendo il variegato mondo dei giochi indipendenti, che siano originali come i Gunman Clive o porting diretti come Q.U.B.E., qui nella sua veste di Director’s Cut.

Originariamente uscito nel 2011 sul mercato PC e classificatosi finalista nella Indie Games Challenge di quell’anno, il titolo si presenta come un puzzle game in prima persona dove impersoniamo un astronauta risvegliatosi su una asettica astronave aliena, che riesce ad interagire con determinati blocchi colorati e risolvere enigmi fisici di sempre maggior difficoltà, che includono pure magnetismo, gravità e luce. Chiunque lo abbia giocato non può non fare un paragone con i due Portal. Con la saga di casa Valve condivide infatti lo stesso senso di straniamento nel visitare un ambiente così, per forza di cose in questo caso, “alieno”. Anche il famoso plot twist presente nel primo episodio, quel famoso e sputtanatissimo “The Cake is Lie”, in un certo modo viene ripreso dal titolo di Toxic Games, anche se non con la stessa eleganza e sottigliezza del titolo originale. In questo caso l’artificio narrativo è affidato alle trasmissioni audio in lingua inglese di due interlocutori, introdotte in questa edizione per spiegare ulteriormente la storia in background e togliere in parte quella sensazione di “2001: Odissea nello Spazio”.

Per certi versi l'atmosfera ricorda molto anche il film horror spaziale Hypercube - Il Cubo 2
Per certi versi l’atmosfera ricorda molto anche il film horror spaziale Hypercube – Il Cubo 2

Gamepad alla mano, i controlli appaiono davvero semplici e gli enigmi si basano sull’uso di diversi blocchi colorati, ognuno con varie funzionalità che, bisogna ammettere, ben si incastrano nell’economia generale dell’esperienza; anche il dividere le varie tipologie di sfide in stanze permette di infondere un buon senso di progressione. D’altra parte questa viene rallentata da un motivo legato al sistema di controllo in primis: molti degli enigmi diventano più difficili proprio perché concepiti per la velocità e reattività del mouse del PC, non per i più lenti e meno precisi analogici. Un altro problema, che può essere interpretato come una cifra stilistica, è il modello fisico: vedere palle monocromatiche che non rotolano in pendenza ma semplicemente traslano o blocchi che rimangono in equilibrio quando il loro baricentro è chiaramente sbilanciato potrebbe provocare fastidio in molti giocatori amanti del genere, ma non è roba che inficia il giocato.

I misteriosi guanti in nostra dotazione riescono ad interagire con i vari cubi, segnalandoci quale stiamo puntando colorandosi le nocche.
I misteriosi guanti in nostra dotazione riescono ad interagire con i vari cubi, segnalandoci quale stiamo puntando colorandosi le nocche.

Non darebbe neanche fastidio a chi si approccia al titolo per la prima volta sapere che graficamente questo porting è addirittura peggiore del titolo originale uscito 4 anni fa, ma chi sa cosa l’Unreal Engine 3 è capace di fare proverà un ulteriore fastidio, specie vedendo texture non in altissima definizione, scalettature ovunque e un comparto luci notevolmente ridotto rispetto alla release originale. Graficamente non è malvagio, sia ben chiaro, ma se non apparisse il logo del motore grafico ad ogni avvio avrei detto si trattasse dello Unity. Dimenticabile (e dimenticato quasi) il comparto sonoro, composto solo dai suoni dei blocchi e nient’altro. Per chi non mastica l’inglese il parlato non sottotitolato dei due doppiatori diventerà l’ennesimo rumore che si perde nel vuoto della nave. Per i 10 euro richiesti questo gioco propone comunque una buona sfida, che dura pure abbastanza, supportata da livelli segreti extra più difficili della norma e da un Time Trial che è sempre gradito.


consigliato

INTERSTELLAR/10

Un brutto porting di un buon puzzle game, che comunque conserva le sue qualità proponendo una buona sfida per gli appassionati, nonostante qualche limite di troppo.


Autore: Andrea "Sharkoh" Balena

Viaggiatore di metropoli reali e virtuali, alla ricerca del giusto gusto estetico videoludico e cantastorie in erba (o arabo pazzo) con l'intento di narrare le giuste storie al pubblico che se le merita.