10 dicembre 2015 • Recensione

Human Resource Machine (Wii U eShop)

Il piccolo studio indipendente Tomorrow Corporation torna quest’anno alla carica con un nuovo bizzarro, atipico, singolare, eppure brillante prodotto dei suoi, Human Resource Machine.

Quel senso di piacevole familiarità

Questo è un titolo curato dagli stessi creatori di Little Inferno e ciò è davvero parecchio evidente. Se anche voi avete avuto il piacere di vestire i panni del piccolo piromane protagonista del sopracitato videogioco del 2013, il vostro primo approccio con Human Resource Machine risulterà tutt’altro che spiazzante o sorprendente. Infatti, verrete subito assaliti da una certa sensazione di familiarità (che personamente sono riuscito a trovare parecchio piacevole) causata dalle innumerevoli analogie “stilistiche” che questi due prodotti presentano.
La grafica di Human Resource Machine è arricchita da delle particolari scelte cromatiche sul seppia che hanno come scopo quello di farci intuire che il gioco è ambientato verso la prima metà del secolo scorso. Anche la colonna sonora si distingue grazie a dei motivetti ambientali orechiabilissimi in stile “synth” pieni di virtuosismi.
Le somiglianze, però, non si limitano al profilo puramente artistico della produzione, al contrario. In Human Resource Machine, infatti, tornano anche quel caratteristico umorismo (ora reso perfettamente godibile dall’ottimo adattamento in italiano) e quel fantastico “feeling” già collaudato ed apprezzato in Little Inferno, quello che crea attorno al giocatore un’adorabile e disturbante aura di “tutto va bene, ma anche no”.

Human Resource Machine
La storia del gioco è narrata per mezzo di una serie di cutscene dalla natura ambigua ambientate nell’area relax dell’azienda.

Il protagonista del gioco è un nuovo impiegato di una grande azienda. Si potrà sin subito constatare un buonismo fittizio che vi farà intuire che sotto-sotto c’è una minaccia incombente. C’è un mistero in questa faccenda, un segreto che vi spingerà ad arrivare alla fine di questa avventura anche solo per mera curiosità.
Fattostà, però, che Human Resource Machine offre anche molto, ma molto di più di tutto questo. Andiamo, quindi, ora a discutere del lato ludico di questo mirabolante gioco indie.

Ma cos’è Human Resource Machine?

Questo può definirsi un “puzzle-game” a tutti gli effetti. Un puzzle-game davvero inedito, però, perché questo è forse il primo videogioco della storia che chiede direttamente all’utente di apprendere il mestiere del programmatore.

Human Resource Machine
Le meccaniche di Human Resource Machine possono risultare alquanto complicate, ma il gioco fa del suo meglio per istruire il giocatore.

Lo scopo è quello di prendere tutti gli elementi che il gioco ci dà in ingresso (che possono essere numeri o lettere) e di portarli in uscita assicurandoci di seguire degli specifici criteri che variano a seconda del livello affrontato. Detto questo, tutto quello che si fa in Human Resource Machine è controllare il protagonista, solo che non lo si fa nella maniera tradizionale. Invece, ciò che è richiesto al giocatore è di realizzare dei semplici programmini che andranno a definire le azioni del proprio personaggio (le quali verranno poi compiute in serie una volta premuto il tasto “play”).
Suona complicato? Beh, tranquillizzatevi, perché il gioco è caratterizzato da un’eccellente curva di apprendimento. Gli sviluppatori, infatti, hanno voluto accertarsi che a chiunque risultasse semplice capire il gameplay di Human Resource Machine e per assicurarsi che ciò fosse possibile hanno fatto in modo che il giocatore si istruisse da solo (o quasi). Il gioco, infatti, è un costante alternarsi di livelli più o meno elementari e semplici da portare a termine (che hanno l’unica funzione di illustrare implicitamente al giocatore il funzionamento di nuovi comandi e meccaniche) e di altri basati sulla stessa formula, ma più elaborati ed impegnativi da risolvere. In questo modo si crea una certa propedeuticità che rende molto soddisfacente il superamento dei ivelli più complessi.

Human Resource Machine
Vedere il proprio personaggio eseguire il programma senza intoppi è estremamente gratificante. E fa anche sentire più intelligenti.

In ogni caso, per creare programmi, ovviamente, bisogna programmare, ma come? Niente paura, non vi ritroverete a scrivere codici sulla tastiera touch del Wii U Gamepad. Gli sviluppatori, piuttosto, hanno escogitato questo intuitivo, semplice, eppure elaborato sistema “drag-n-drop”: in pratica si ha una serie di istruzioni preimpostate a disposizione e il giocatore non deve fare altro che trascinare quelle che preferisce nella lista dei comandi che verranno poi eseguiti.  Il sistema funziona molto bene, ma in certi casi l’interfaccia può diventare un pochettino troppo confusionaria. Nulla che impedisca di godere a pieno del gioco, tuttavia.
In fin dei conti, giocare a questo gioco è esattamente come programmare per davvero. Le basi della programmazione sono tutte lì (loop, condizioni, contatori e persino variabili alle quali è possibile anche dare dei nomi) e il gameplay di per sè si basa parecchio su un “trial & error” (ovvero, “sbaglia e riprova”) che non può fare a meno di ricordare le fasi di debug alle quali i veri programmi vengono sottoposti in fase di sviluppo.
Proprio per questa ragione, ritengo che Human Resource Machine abbia un grosso potenziale educativo. Potrebbe essere usato senza problemi nelle scuole per insegnare ai bambini l’ABC del problem solving, ad esempio.

Autore: Gianmarco "Jun" Turchiano

Fa il tuttofare mentre veste i panni del capo. Si occupa di curare il sito sotto l'aspetto tecnico, ma anche di pubblicare notizie e di redigere recensioni e articoli opinionistici vari.