27 marzo 2017 • Popcorn & Salatini

Popcorn & Salatini: Nintendo e la paura di internet

C’era una volta il 2014, un anno nel quale il fenomeno dei gameplay in rete stava raggiungendo l’apice della sua età dell’oro e ognuno cercava di accaparrarsi la sua fetta di pubblico navigando nel mare affollatissimo di YouTube.
Tra gli infiniti canali dedicati al gioco cubettoso di casa Mojang, alcuni impavidi individui tentavano di distinguersi dalla massa mostrando al loro pubblico, di dimensione variabile, giochi non ancora presenti sulla home del noto sito e, addirittura, titoli a cui erano davvero affezionati.
Questi eroi caddero velocemente nella sventura: il loro azzardo venne punito dal leggendario martello di Kyoto, che tolse dalle tasche degli sventurati ogni profitto.
La leggenda narra che un giorno nascerà un presidente nelle lontane terre dell’oriente, un uomo in grado di capire l’importanza della pubblicità gratuita e dell’influenza che hanno i creatori di video su YouTube. Tuttavia, il tempo non è ancora giunto, e sopra i cieli di Kyoto pullulano nubi ed oscurità.

Nintendo nel corso della sua storia ha fatto molte scelte discutibili, alcune delle quali ho anche voluto difendere, ma questa è a parer mio incomprensibile.
Una notizia recente vuole infatti Nintendo complice dell’ennesimo strike per violazione del copyright ai danni di uno YouTuber – The Bit Block – all’interno di un video di 1-2-Switch nel quale veniva mostrata la sua esperienza di gioco. Questo non è di certo il primo caso in cui la nota azienda giapponese compie azioni del genere, ostacolando la diffusione di materiale riguardante i propri giochi in rete. Vi starete chiedendo il perché di tanto clamore all’interno di questa notizia. Ebbene, di solito anche le grandi aziende riescono a tornare sui loro passi, riconoscendo i propri errori e, soprattutto in un momento di riscatto per Nintendo, sembrerebbe naturale aprirsi al pubblico e alla società moderna.

Quando sei un’azienda riconosciuta in tutto il mondo e, soprattutto, laddove l’ambiente di cui ti occupi presupponga lo stretto contatto con l’utenza, errori del genere non andrebbero commessi. Sappiamo tutti quanto mamma N sia protettiva con i suoi marchi e la sua proprietà intellettuale, ma non stiamo parlando di fan-game o lavori simili (faremo una chiacchierata a riguardo magari nelle prossime settimane), bensì di pubblicità gratuita ad un tuo prodotto attraverso un semplice video.
Tutto ciò fa parte di un problema ben più vasto della piattaforma di YouTube: Nintendo ha semplicemente paura di internet. Sebbene negli ultimi mesi si stia mobilitando per restare al passo coi tempi, la nostra amica giapponese ha sempre avuto un rapporto controverso con la piattaforma ormai standard globale per la comunicazione e per praticamente qualsiasi altra operazione quotidiana.

Non a caso, i sistemi di Nintendo dedicati alla chat vocale e alla condivisione di materiale su social sono sempre stati sporadici e inferiori alla concorrenza. Prendiamo ad esempio la condivisione di screenshot di Wii U, che si comporta in maniera molto più macchinosa e dispendiosa, in termini di tempo, di quanto offerto su PlayStation 4 di Sony. Quest’ultima ha anche dalla sua la possibilità di registrare brevi spezzoni di gameplay per poi condividerli nelle principali piattaforme social online, feature ancora inesistente addirittura su Nintendo Switch, uscita nel 2017, in piena era social.
Inutile inoltre parlare dell’assenza di un qualsiasi supporto a piattaforme di streaming come Twitch, Hitbox o la piattaforma di Google stessa, implementata su PS4 e neanche presa in considerazione dal colosso di Kyoto. Questi mezzi sono ormai fondamentali affinché un gioco venga pubblicizzato a dovere e, oltre che investire nei mezzi tradizionali, l’ideale sarebbe stato anche includere certi strumenti “al passo coi tempi”.

Resta da capire solo una cosa: perché tanto timore? La risposta potrebbe risiedere nella politica stessa dell’azienda, da sempre chiusa e restia a comunicare con il mondo esterno (diciamocelo, un po’ come noi, ma con più soldi e più attraenti). La condivisione di materiale, seppur video, riguardante i loro brand potrebbe venire interpretato come un modo per appropriarsi di un brand stesso, seppur in modo indiretto. Grazie al programma partner di YouTube, come tutti sappiamo molto bene, è possibile trarre guadagno dai propri contenuti, ma cosa succede se questi sono a loro volta tratti da materiale creato da Nintendo? È un pensiero un po’ distorto, perverso se vogliamo, ma è ciò che risulta essere l’unica chiave di volta intorno al mistero di Nintendo e la fobia del mondo.

Cosa ne pensate a riguardo? Pensate che l’azienda abbia ragione a bloccare qualsiasi contenuto su YouTube relativo agli ultimi titoli, o gradireste vedere un po’ di flessibilità nella mentalità dei simpatici omini asiatici? Fatecelo sapere!

Autore: Leonardo "Dadoh" Simi

Sono nato con una PS1 davanti e all'età di 3 anni catturavo i miei primi Pokémon su Game Boy Color. Nintendaro con lievi sfumature di PC Master Race, il mio sogno è di diventare un game developer. In alternativa, potrei diventare un ciccione.