5 febbraio 2016 • Recensione

Life of Pixel (Wii U eShop)

C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pixel verde. Non era un pixel di lusso, ma un semplice pixel in bassa definizione, di quelli che i nostri padri e le nostre madri vedevano sui loro vecchi televisori a tubo catodico e con i quali si divertivano come dei pazzi. E, introduzioni collodiane a parte, Life of Pixel, disponibile per Wii U, ci racconterà proprio la storia di questo pixel e di tutte le console che nei decenni hanno ospitato lui e migliaia dei suoi fratelli.

Nostalgia canaglia

Life of Pixel è un gioco per nostalgici. Se anche voi come me avete iniziato a giocare con una console a 8 o 16 bit (nel mio caso, un  Commodore 64), non potrete che affrontare questo platform con un sorriso scemo sulle labbra. Il protagonista è appunto il già citato pixel verde, il quale un giorno si imbatte in un museo dei videogiochi, al cui interno è presente un vero e proprio paradiso dei retromaniaci: Atari 2600, Amiga, ZX Spectrum, Commodore 64, NES, Game Boy, Super Nintendo, e molte altre vecchie console rappresenteranno in Life of Pixel sia i mondi di gioco, che il pretesto per farci rivivere quei magici anni in cui i giovani portavano rispetto, si poteva giocare per strada e i videogiochi erano più belli.

LifeofPixel03In Life of Pixel il piatto forte non è tanto il gameplay, quanto la presentazione. Ogni console viene portata su schermo in maniera fedelissima sia a livello grafico che a livello di sonoro, rispettando tutte le peculiarità e le chicche che faranno scendere la lacrimuccia agli appassionati. L’esempio più eclatante è quello dello ZX Spectrum e il suo inconfondibile colour clash, il quale, per citare la pagina Wikipedia dedicata a questo microcomputer, è stato passione e fastidio di tanti programmatori dell’epoca. L’unico elemento che farà storcere il naso agli appassionati più intransigenti, sarà probabilmente la contemporanea presenza di uno stile grafico retrò e dell’alta definizione; tuttavia, è possibile “sporcare” un po’ lo schermo applicando dei filtri e delle distorsioni, presenti nel menù delle impostazioni grafiche. A livello sonoro, il gioco è eccellente: i brani che fanno da sottofondo ad ogni console-mondo sono frizzanti e coerenti con il contesto tecnologico; in più di un caso vi torneranno in mente certe musichette nel corso della giornata.

Il pixel che saltava nel tempo

Passando al lato del gameplay, Life of Pixel si rivela un platform decisamente classico ed essenziale. Il nostro insolito protagonista potrà fare solo due mosse: muoversi e saltare. Lo scopo del gioco e superare ogni livello, collezionando un certo numero di gioielli necessario ad aprire la porta che ci porterà allo stage successivo. Sono presenti inoltre dei particolari diamanti e dei frutti, con i quali ottenendo tutti sbloccheremo due nuovi mondi: il Sega Master System e il Sega Mega Drive. I suddetti frutti in particolare possono trovarsi anche in aree raggiungibili solo attraversando dei veri e propri passaggi segreti, celati da muri invisibili che dovremo essere in grado di scovare di volta in volta.

LifeofPixel06All’interno dei livelli troveremo nemici e trappole di ogni sorta, che renderanno il viaggio del nostro caro Pixel tutt’altro che semplice. Se infatti nei primissimi mondi la difficoltà può apparire decisamente orientata verso il basso, questa subirà una inarrestabile impennata andando avanti nell’avventura, portando spesso il giocatore alla frustrazione. Intendiamoci, da buoni giocatori noi tutti sappiamo che la prima regola del game design implica che il gioco debba offrire un livello di sfida adeguato, né troppo alto, né troppo basso, affinché il gioco possa raggiungere il suo scopo primario, che è quello di divertire. Purtroppo, Life of Pixel è molto spesso troppo punitivo, complice un level design non ottimale per colpa del quale spesso ci ritroviamo ad effettuare dei veri e proprio salti nel buio.

largeInfatti, alcuni livelli fanno uso dello scorrimento delle schermate; non abbiamo una telecamera che segue il movimento del personaggio mantenendolo al centro dello schermo, ma una telecamera fissa che provvede a scorrere il livello quando il nostro pixel raggiungerà una delle quattro estremità dello schermo, di fatto dividendo l’area di gioco in sezioni. Per colpa di questa scelta di design, che può essere vista nell’ottica retrò che permea ogni aspetto del titolo, non sapremo mai con certezza dove arriveremo saltando da un settore all’altro. Questo elemento è probabilmente il difetto maggiore di un titolo che altrimenti sarebbe stato un ottimo platform, ma che in questo modo rischia di allontanare quella fascia di giocatori più facilmente irritabili e meno pazienti, dei quali riesco a sentire le urla proprio mentre scrivo.

lifeofpixelMolti di voi leggendo queste ultime righe potranno obiettare che, essendo Life of Pixel un tributo ai “giochi di una volta”, gli sviluppatori abbiano scelto il livello di difficoltà dei “giochi di una volta”. Il punto è che sì, il gioco è di suo decisamente punitivo, la morte e il conseguente riavvio del livello (non sono presenti checkpoint, nemmeno nei livelli più lunghi) sarebbero sempre dietro l’angolo anche senza la suddetta scelta di design che non fa altro che aggiungere frustrazione ad un titolo già di per sé bello impegnativo. Infine, la sostanziale assenza di Power-Up (solo raramente troveremo jet-pack e affini per superare i livelli) e di cuori aggiuntivi (potremo essere colpiti solo due volte dai nemici e solo una dalle trappole), non fanno che aumentare la sensazione di trovarci in un colorato e allegro luogo infernale dell’eterno dolore e del tormento indicibile. Un Dark Souls dove si salta, per intenderci.

life-of-pixel-2-640x360Per quanto riguarda il fattore Wii U, è possibile giocare a TV spenta, oppure usare il Wii U GamePad per tenere sott’occhio i record di velocità stabiliti dagli altri giocatori online, un’aggiunta simpatica nel caso in cui vogliate impegnarvi in una corsa contro il tempo e veder apparire il vostro nickname nella classifica. Infine, la longevità è ottima per gli standard dei platform, anche se è in gran parte dipendente dal vostro livello di abilità nel non morire. Per 10€ comunque, 13 mondi in totale da affrontare rappresentano ben più di un buon compromesso.

AI MIEI TEMPI/10

Un platform che farà la gioia di chi ha amato gli anni dei videogiochi a 8 e 16 bit o di chi vuole scoprirli in maniera divertente. Per tutti gli altri, un buon platform, molto difficile ma non troppo originale.

PRO

CONTRO

 Ogni console è rappresentata nel suo stile con precisione e cura

Musiche molto ben scritte

Buona longevità

 Molto difficile, a tratti frustrante

• Alcune scelte di Game Design discutibili

Autore: Paolo "seemee" Simi

La vita mi ha portato a studiare informatica, ma il cuore appartiene al cinema, alla musica e ai giochini. Creo bei meme involontariamente.