24 luglio 2015 • A ruota libera

In difesa del Super Mario Bros. 2 “americano”

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Questa citazione, dal bellissimo video di Brentalfloss in cui la sigla finale di Super Mario Bros. 2 è cantata con un testo, ci permette di aprire subito quel vaso di Pandora che fu il secondo capitolo della più grande saga dei videogiochi di sempre. Un’avventura misteriosa, onirica, in bilico tra notti arabe e distese glaciali, capace ancora dopo un quarto di secolo dalla sua prima uscita di far discutere e separare nettamente le opinioni degli appassionati.

La genesi del gioco è spiegata molto bene in questo nostro recente articolo, ma ve la riassumo in breve: benché in Occidente sia effettivamente il secondo capitolo per le avventure dell’idraulico più famoso di sempre (ora che ci penso, sono mai esistiti altri idraulici famosi?) in Giappone è invece il terzo, essendo stato preceduto dall’arduo The Lost Levels: nel Sol Levante è infatti noto come Super Mario USA.
E questo hunch, “sospetto”, del nostro amico Brentafloss esiste ed è così grosso da essere un gioco a sé: Doki Doki Panic, un gioco quasi identico a SMB2 se non per i personaggi, una famiglia araba. SMB2 non è infatti altro che un reskin di questo titolo, sostituendo la famigliola coi quattro personaggi buoni più celebri del Regno dei Funghi. Un’origine aliena che rende il gioco qualcosa di completamente diverso dal Mario precedente, e da tutti quelli successivi.

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Quali sono queste diversità? Per cominciare non esistono potenziamenti come il Fiore di Fuoco o nemici come i Koopa, ma l’intero gameplay si baserà sullo strappare ortaggi e rovesciare nemici prendendoli dall’alto. Qualcosa che a molti, ieri come oggi, suona strano perfino per un gioco in cui le tartarughe sono esseri senzienti e bipedi. Inoltre potrete essere molto più resistenti di quanto possiate mai sognarvi: la vostra vita si misura in massimo cinque cuori, cuori che otterrete mangiando funghi presi nel regno dei sogni grazie a pozioni che aprono portali verso quel mondo parallelo… credete sia complicato? Figuratevi quanto poteva esserlo in un’epoca in cui i giochi si raccontavano con un paio di schermate all’inizio della partita.
Ma Super Mario non è mai stato un gioco guidato dalla storia, ne è mai importato troppo ai suoi appassionati capirne ogni meccanismo; quindi qual è il problema di fondo? La diversità con qualsiasi cosa sia stata Mario prima e dopo. Oltre alle critiche dei fan, e alle vendite leggermente inferiori ai capitoli precedenti e successivi, SMB2 è progressivamente dimenticato dalla stessa Nintendo: il prossimo venturo Mario Maker non presenta nemmeno la possibilità di disegnare livelli nello stile del gioco, preferito all’originale e al 3 per quanto riguarda il settore NES. Addirittura, nel recente video mostrato all’E3 in cui è ricapitolata la storia di Mario per il suo trentennale, SMB2 compare solo per un paio di secondi. Un paio.

Eppure SMB2 un po’ di amore lo ha ricevuto da Nintendo, anche solo lo stretto necessario: compare nel Mario All Stars per SNES ed apre il ciclo di porting/remake per GBA dei titoli dell’idraulico. E una certa eredità l’ha anche lasciata: il Tipo Timido nasce qui, accanto ad altri nemici ricorrenti come le Bob-Ombe, e l’idea di scegliere da quattro giocatori ritornerà in Super Mario 3D World con lo stesso rooster.
Ma entriamo nel cuore dell’articolo: perché Super Mario Bros. 2 è il miglior titolo della trilogia classica.
Non ve l’aspettavate così a freddo, vero?
Chiariamo un paio di cose: sono nato quasi dieci anni dopo l’uscita del primo Super Mario, ergo sono entrato nella saga con tutti e due i piedi solo con il Game Boy Advance. Ciò nonostante ho giocato tutti i titoli principali comparsi su console portatile, 3DS incluso, formando quella che ritengo un’opinione corposa. Quindi fite me irl m8.
La diversità di SMB2 è, per cominciare, un punto di partenza eccellente. Abbiamo un setting simile eppure diverso da quelli tipici di Mario, dato che accanto al lato avventuroso abbiamo un continuo sottotesto onirico a partire dalla schermata iniziale, in cui ci viene spiegata la storia: Mario è infatti catapultato in questo mondo dopo aver sognato di esserci stato. E già l’aspetto squadratissimo, eppure “morbido”, del paesaggio (con queste colline rettangolari ricche di ondulature) è una visione rilassante, con le sua cascate i tronchi galleggianti le nuvole solide come terra.

Cinque minuti di gioco e stiamo già per andare all'altro mondo.
Cinque minuti di gioco e stiamo già per andare all’altro mondo.

La musica dell’overworld è spensierata, da scampagnata in campagna, al contrario di quelle adrenaliniche del 3 o di quella dell’originale, così orecchiabile da sembrare quasi un’entità separata dal gioco. Soprattutto i livelli non sono schiavi, come gli altri due esponenti della trilogia classica, di un ferreo scorrimento orizzontale. C’è più libertà, si scende lungo catene, si entra in vasi, si varcano i portali per mondi paralleli, insomma un sacco di cose che fino ad allora non si erano mai viste in un gioco. E il tutto con poche, azzecatissime musiche. Le sonorità arabeggianti delle grotte, l’adrenalina nello scontro con le Birdo, le sfumature malinconiche perse nel ritmo ipnotico (e, di nuovo, onirico) dello scontro finale con Wart.

Uccidere i nemici lanciando ortaggi è stupendo, benché soggettivo. C’è molta più soddisfazione nell’usare un’arma così bizzarra anziché saltarci sopra: richiede un’azione in più, ma in cambio regala una maggiore profondità all’azione di gioco. Se schiacciare Goomba è come far esplodere le bollicine dell’imballaggio, centrare un Tipo Timido con una rapa è come beccare con una fionda artigianale il compagno di classe più odioso. Già.

Per una volta il boss non è l’onnipresente Bowser, ma una rana grande quanto un gorilla di nome Wart. Questa rana, oltre a odiare le verdure, si farà sconfiggere con una Macchina dei Sogni. Proprio così, un macchinario che porta avanti il concetto di fondo del gioco regalandogli una coesione e un’audacia sconosciuta ai più convenzionali Mario 1 & 3.

Quindi sì, Mario Bros 2 è il pinnacolo della trilogia classica.
Diverso, misterioso, alieno, piovuto da un’altrove a metà tra l’Arabia e il ruggente Giappone degli anni ’80. Qualcosa da assaporare per capire un po’ meglio i videogiochi e perfino sé stessi.

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Quel momento quando finisci l’articolo, ti ricordi di quando hai giocato a Super Mario Bros 2 o uno dei suoi remake e ti ricordi che in effetti era un gran gioco.

Autore: Lorenzo "Twist" De Vizzi

Efficiente, professionale, sempre aggiornato.
Ha preferito mettere da parte tutto questo per dire la sua su Nintendoomed, a volte con toni da drama queen ma sempre con tanta passione. Gli piace far finta che il mondo sia fermo al 2005.

  • Mitico Brentalfloss! Comunque, Super Mario bros. 2 è un gioco molto sottovalutato, va bene che non è un Mario “normale”, ma ciò non toglie che sia un ottimo titolo. Io lo giocai da piccolo su GBA (nel glorioso remake Super Mario Advance), e ci sono quindi molto affezionato, le ore passate a lanciare ortaggi contro i tipi timidi, o a saltare sugli albatros in volo per scroccargli un passaggio, o a portare una chiave alla sua porta mentre uno spirito maligno mi tormentava (cosa che fu poi ripresa in Donkey Kong per Game Boy), l’hanno resa un’esperienza unica. Bell’articolo!