5 gennaio 2016 • A ruota libera I 10 migliori giochi per Game Boy Advance

Crescere è una truffa colossale. Lo so io che ho poco più di vent’anni lo sapete voi che ne avete sicuramente più di dieci. Se mi chiedeste quindi un periodo della mia vita a cui sono legato, quasi morbosamente, vi direi per ovvi motivi anagrafici la prima metà degli anni ’00. Chi dominava la mia vita allora? Nintendo. Mettete insieme i pezzi e capirete perché state per leggere una classifica dei miei 10 giochi preferiti per Game Boy Advance.

Bello come un dio greco.
Bello come un dio greco.

Ah, il Game Boy Advance. 25 dicembre 2003, ricordo molto bene il giorno in cui lo strinsi per la prima volta. Insieme a Pokémon Rubino e Super Mario Advance, giochini proprio per ammazzare il tempo. Un salto tecnologico che a nove anni ti capovolge l’esistenza.

L, R, A, B, Start, Select. Un sacco di tasti per un pupo abituato al Game Boy Color, e un sacco di colori (fino a 500 contemporaneamente sullo schermo, più di 30.000 disponibili) con cui rifarsi gli occhi. Senza essere troppo tecnici siamo di fronte a uno SNES portatile, con grafica leggermente superiore e sonoro poco al di sotto: allo scoccare del 2000 era qualcosa che attirava l’attenzione, e non poco. Schiacciato tra due giganti, il Game Boy classico/Color e il Nintendo DS, questo rettangolo a 32 bit si gustò tutte le attenzioni di mamma Nintendo dal 2000 al 2004, prima di una frustrante convivenza col rampante DS e una dolce pensione nel biennio 2007-08. Benché non avesse le pretese rivoluzionarie di chi lo precedette e seguì, il GBA fu comunque in grado di piazzare 80 milioni di copie, dominando incontrastato il portable gaming di inizio XXI secolo. La PSP fece altrettanto, ma in competizione con un peso massimo come il DS.

Queste chiacchiere suoneranno come roba vecchia a molti di voi, ma se siete interessati sto preparando un’analisi molto fika sui come e sui perché del caso. Torniamo al succo del discorso: se siete nati nella prima metà degli anni ’90 state per vedere un sacco di facce famigliari.

10 – Teenage Mutant Ninja Turtles 2 Battle Nexus (2004)

Vi avevo detto che avreste visto facce famigliari, diciamo che sono stato sincero a metà. Se le Tartarughe Ninja sono state un culto per molti di noi, prima che l’uncanny valley e la proliferazione dei batteri diventassero parte del nostro quotidiano, questo titolo non è tra le loro apparizioni più note. Lontana eco dell’amatissimo Teenage Mutant Ninja Turtles: Turtles in Time per SNES, rimane uno dei giochi più divertenti che abbia mai affrontato. In vago odor di Metroid, col suo scorrimento orizzontale e gli upgrade da scovare, il gameplay è limpido con una grafica cartoon resa molto bene. Musiche poco memorabili ma adatte alle ambientazioni, qui ci si muove tra la savana e basi super segrete. La parte più godibile? Le corse sui volopattini, no doubt, di cui purtroppo non esistono video. Un minigioco ad esse dedicato risulta uno dei colpi di genio di questo episodio da recuperare.

9 – Yu-Gi-Oh! The Eternal Duelist Soul (2001)

Se sei un 2000 kid non esci vivo da Yu-Gi-Oh!, ti piaccia o meno. Yu-Gi-Oh! The Eternal Duelist Soul si offre come alternativa perfetta ai momenti in cui non avevi amici sottomano da sfidare col tuo deck, quest’ultimo composto spesso da carte molto originali come Teschio Evocato e Buco Nero. Carte che con immenso piacere ritrovavi anche qui, insieme ai vari personaggi dell’anime. Una trama molto vaga (si parla di un torneo globale) risulta di scarso interesse: se hai comprato il gioco è per sfondarti di partite. Un titolo appetitoso per i fan del genere, dal gameplay impeccabile e con una traduzione in italiano sconnessa e incoerente. Dava una sensazione molto creepy ora che ci ripenso, non male per chi era affascinato dal lato esoterico del franchise.

8 – Mario Kart: Super Circuit (2001)

Il GBA, così come lo SNES, non era una console adatta a una saga come Mario Kart. Dateci rpg, scorrimenti orizzontali, grafica cartoon. Dateci F-Zero, come avete fatto. Ma non fate il cosplay di un gioco 3D ad alta velocità. Nonostante queste premesse Mario Kart: Super Circuit era un gioco maledettamente divertente, tutto sommato gestibile coi pochi tasti dell’Advance e in certi momenti quasi bello da vedere. All’epoca non era un problema particolare, soppesato soprattutto dallo spasso di sputare Gusci Rossi e di passare sugli sprint, ma circuiti come la Ribbon Road rimangono una limonata negli occhi. Questo problema nasce proprio dal fatto che l’universo di Mario è, di per sé, troppo sgargiante. Se F-Zero funzionava grazie alle sue piste più ordinate e agli sfondi omogenei, MK a volte voleva fare troppo con troppo poco a disposizione. Solo a volte, per fortuna, restando nel complesso un titolo curatissimo e pure bello da ascoltare.

7 – Mario vs Donkey Kong (2004)

Si parlava di voler far troppo con troppo poco, ma qui si fa il giusto coi mezzi disponibili. M vs DK è una gemma senza tempo, catalogo di rompicapo capaci di essere semplici, complessi, divertenti, sconcertanti, irritanti, brillanti. Tutto questo in una cassettina sola: lo scopo è portare in salvo questi giocattoli, i Mini Mario, con le fattezze dell’idraulico. Il ladro è ovviamente Donkey Kong, e in due parti recupererete il maltolto con un finale sorprendentemente educativo. I livelli, raccolti in mondi dalle classiche ambientazioni della saga, sono suddivisi in due sezioni nel primo arco narrativo, mentre nel secondo si risolvono in un’unica schermata. Gli scontri con DK sono la parte più prelibata, con musiche semplicemente impeccabili e spesso liriche.

6 – Sonic Advance 3 (2004)

Siamo arrivati in quella parte della classifica in cui la qualità, inevitabilmente, sale. Ma sale parecchio, al punto che prima di parlarvi del gioco vi dico di procurarvelo. Ora. In che modo non mi interessa.
Sonic Advance 3 è il capitolo conclusivo di una trilogia che ha permesso a Sonic di sbarcare su console Nintendo, e di farlo in grande stile. Livelli ben disegnati, musiche che nel terzo episodio raggiungono le vette dell’intero GBA, modalità di gioco innovative e funzionanti. Nello specifico Sonic Advance 3 vi permette (anzi, vi obbliga) di completare i livelli in coppia con un altro personaggio. Sonic & Tails, Emy & Creamy, Sonic & Knucles se vi piacciono le slash tsundere: solo una piccola porzione degli accoppiamenti possibili tra i cinque personaggi disponibili, e ciascun abbinamento vi offrirà abilità e potenziamenti unici. Potrete controllare un solo personaggio alla volta, limitando nei fatti le possibilità offerte in teoria, ma poco male: il level design è così fluido, gli scenari così belli a vedersi, le musiche così belle ad ascoltarsi che finirete il gioco sazi. E con un sacco di replay value davanti a voi, cosa non comune per un gioco di Sonic.

E prima di passare alla top 5, una piccola pausa. Da una parte per prendere fiato, perché sto per parlarvi di titoli che mi mandano in iperventilazione, dall’altra per le menzioni d’onore. Tra queste sicuramente i porting, siano essi di Super Mario (Super Mario Advance, aka Super Mario 2, è a tutt’oggi tra i miei giochi preferiti in assoluto), di Zelda (A Link to the Past) o di Final Fantasy (e vogliamo parlare del V, parliamone). Titoli a cui ho giocato ma che ho deciso di non includere per la loro stessa natura di porting, ossia appartenenti quasi identici a un’altra console. E tra le menzioni d’onore ci piazzo pure quei titoloni che tutti i GBA fag conoscono ma a cui io non ho giocato, o non ho giocato abbastanza: Advance Wars 1&2, Golden Sun 1&2, i Mega Man Zero, Castelvania, i Fire Emblem, Boktai 2: Solar Boy Django. E altri che sicuramente conoscerete e che avreste voluto vedere citati.
Ok, break time is over, here we go.

5 – Metroid: Zero Mission/Metroid Fusion (2004/2002)

Vi avevo detto che non volevo andare in iperventilazione e invece eccomi qui con un sacchetto alla bocca, stile decollo di aereo. Perché qui non prende il volo solo la classifica, ma lo fa anche una delle saghe più apprezzate e consistenti di sempre: fin dal suo esordio nel 1986 Metroid ha sfornato titoli da lustrarsi gli occhi, con cadute di stile più o meno clamorose incapaci di scalfire la luminosità di certe pietre preziose. Zero Mission è un remake, poco più di un reskin del primissimo titolo con la grafica già collaudata in Fusion due anni prima. Ne risulta un titolo all’apparenza spiccio, breve perfino per gli standard di Metroid, ma con una cura nei particolari e un amore da parte degli sviluppatori incapaci di non suscitare entusiasmo in chi gioca. E c’è chi da queste cose ne resta ammaliato: grafica splendida, forse LA grafica per eccellenza su GBA, musiche capaci di buttare in un cestino tutti quei discorsi su hardware limitato e bassa risoluzione audio, dettagli in luoghi inaspettati, aggiunte perfette che risultano quasi necessarie in retrospettiva. Mi pare quasi di parlare di un altro gioco, che vedrete a breve.
E il succitato Fusion? Ho giocato anche quello, apprezzandolo tantissimo. Qui, al contrario di ZM, si ha a che fare con una vera e propria trama, ma l’aspetto di open world è limitato con “mondi” da sbloccare in stile Super Mario. Le musiche non risultano magiche quanto in ZM, ma la ricetta di scorrimento orizzontale/potenziamenti/boss memorabili/trama ne rende un titolo da non mancare, di pochissimo inferiore al suo successore. Di sicuro non abbastanza per finire al sesto posto.

4 – The Legend of Zelda: The Minish Cap (2004)

Respiro profondo. La radura è verde come uno smeraldo, si stende davanti a me come una promessa. Di avventure, di scoperte, di paure. Perché questo è lo spirito dell’epopea di Link, e anche per questo appuntamento il cavallo di razza di Nintendo non delude, presentandosi anzi in una delle sue vesti migliori. Giudicato un po’ troppo breve e facilino all’uscita, oggi Minish Cap è senza mezzi termini ritenuto un classico dai fan, degno erede di A Link to The Past (dal quale eredita la mappa e la grafica) e il primo titolo di qui si parla quando si discute di Zelda per console portatili. Perché a tutt’oggi Minish Cap è probabilmente, io vi dico sicuramente, il miglior rappresentante della saga a misura di tasca: più limpido e lucido degli Oracle e Awakening, più intrigante di A Link Between Worlds, più convincente degli appuntamenti per DS. Questa volta dovrete rimpicciolirvi a misura di Minish, il minuscolo popolo che abita da sempre Hyrule, misurandovi con un gameplay mai visto prima in Zelda. Funghi alti come sequoie, scarpe che diventano case, travi trasformate in ponti: solo un assaggio di quello che vi aspetterà. Il tutto raccontato con un ritmo e un tono fiabesco, dai colori sgargianti e con un cattivo sullo sfondo, Vaati, tra i più affascinanti della saga. Poche parole possono descrivere questo titolo come “delicato” (che musiche, che atmosfere), poche parole possono descriverlo come “meraviglioso”.

3 – Pokémon Rosso Fuoco e Verde Foglia (2004)

Qui cominciamo a giocare sul serio. Ma lasciate perdere i discorsi di prima, qui parliamo così sul serio che sfociamo nella filosofia di vita. Sapete, no, “non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te”, “a morte il fascismo”, “dio è nella natura”? Ecco, proprio quello. Qui stiamo parlando di Pokémon, qui stiamo parlando di una delle sue facce migliori. Chi scrive respira Pokémon da quando ha 5 anni, il che significa che più di tre quarti della mia esistenza hanno avuto l’adesivo col logo giallo ben in vista sul parabrezza posteriore. A metà anni 2000 Pokémon non se la passava benissimo, sicuramente peggio che in passato: vendite in calo, i fan stavano invecchiando, Yu-Gi-Oh! e chissà cos’altro sarebbe poi arrivato stava tallonando la saga. Ma qui ci importa poco, perché abbiamo davanti una pietra preziosissima, un autentico regalo ai fan di sempre. Quando giocai per la prima volta questo titolo, remake dei Rosso e Verde che avevano aperto le danze nel 1996, avevo affrontato appena quattro anni prima gli originali. Poco tempo per provare nostalgia, abbastanza per emozionarmi all’idea di tornare a Kanto. Ma di tornarci da re: la grafica e i suoni di Hoenn mi avevano stregato l’anno prima, e sapere che i primi scarni episodi sarebbero stati oggetto di un simile ringiovanimento era semplicemente magico. E l’esperimento riuscì, alla perfezione: Rosso Fuoco e Verde Foglia sono due giochi a orologeria, con tutto il buono dell’essenzialità degli originali con la ricchezza delle due generazioni successive. Nei fatti un reskin di Hoenn (e dici poco), FRLG riuscirono dove gli originali avevano fallito: darci un motivo per giocarli dopo la Lega. Un motivo chiamato Settipelago, e qui mi fermo perché rischio di sfociare nel vietato ai minori.

2 – Final Fantasy Tactics Advance (2003)

Tutti noi abbiamo bisogno di una grande avventura nella nostra infanzia. Ma un’avventura in senso epico, l’epico della Chanson di Roland e del Cìd. Qualcosa in odor di boschi incontaminati e spade insanguinate. Final Fantasy Tactics Advance ci regala tutto questo a misura di bambino, una storia dolcissima che vede questi bimbi spuntati da una fanfiction di Evangelion catapultati dalla realtà nel mondo di Final Fantasy, intenti ora a districarsi tra lucertoloni di due metri e ragazze-coniglio in grado di attirare l’attenzione dei miei primi ormoni. FFTA è uno strategico a turni che si estende su una griglia, in maniera molto simile ai noti Tactics Ogre o più semplicemente a una scacchiera. Spin off di quel Final Fantasy Tactics apprezzatissimo (a buon merito) su PS1, risultò ai tempi indigesto ai fan intransigenti della saga. Bambinesco, facile, poco interessante. Ma piazzatelo tra le mani grassottelle di un bambino di dieci anni e gli regalerete un’avventura a cui ripensa ancora un decennio dopo. Musiche che spingono al limite le casse del GBA, a mio parere le migliori della console, atmosfere da taverna di D&D, sistema di armi e classi così intricato da rapirvi per ore e ore di divertimento. A capo di un clan potrete fare di tutto, e attraverso le 300 missioni disponibili mettere le mani su tutta Ivalice. Non male per un marmocchio come tanti. E le pubblicità, che risate.

1 – Pokémon Rubino e Zaffiro (2002)

Le parole da spendere qui sarebbero talmente tante che io invece ne voglio spendere poche. Rubino e Zaffiro erano, sono e saranno semplicemente il massimo che posso esigere dai 32 splendidi bit del Game Boy Advance. Un’isola tropicale sferzata da tempeste di sabbia, piogge torrenziali, con fondali marini da esplorare, vulcani da cui proteggersi. Un senso di magia e avventura che qui si sperimentavano per la prima volta in maniera così vigorosa e lucida, con una grafica quasi atipica per la console eppure in grado di non deludere. Musiche indimenticabili, atmosfere irripetibili.
E come con Rosso Fuoco e Verde Foglia, il gameplay che conosciamo tutti lo lascio ai vostri ricordi. Meglio rifarci le orecchie con uno dei vertici raggiunti da una delle saghe più grandi di sempre.

Autore: Lorenzo "Twist" De Vizzi

Efficiente, professionale, sempre aggiornato. Ha preferito mettere da parte tutto questo per dire la sua su Nintendoomed, a volte con toni da drama queen ma sempre con tanta passione. Gli piace far finta che il mondo sia fermo al 2005.

  • Edoardo Palmer

    Giochi come Golden Sun o Mother non ci sono perché non li hai giocati o perché non rientrano?

    • Twist

      Perché purtroppo non li ho giocati, come da me specificato. Da quando ho scritto la classifica ho recuperato parecchi titoli, prima della fine dell’anno la aggiorno.